Substances & Homeopatic Remedies

Fagopyrum esculentum

Requests: If you need specific information on this remedy - e.g. a proving or a case info on toxicology or whatsoever, please post a message in the Request area www.homeovision.org/forum/ so that all users may contribute.

Common buckwheat was domesticated and first cultivated in southwest Asia, possibly around 6000 BC, and from there spread westwards to Europe and eastwards to Central Asia and then into Tibet and China. It is documented in Europe in the Balkans by at least the Middle Neolithic (circa 4000 BC) and the oldest known remains in China so far date to circa 2600 BC. However, buckwheat pollen is present in Japan as early as 4000 BC suggesting either that (i) domestication of this plant occurred earlier than has been documented archaeologically; (ii) it spread more rapidly than previously acknowledged, or; (iii) there were two or more domestication events. It is the world's highest elevation domesticate, being cultivated in Yunnan on the edge of the Tibetan Plateau or on the Plateau itself.



Buckwheat Folklore
Its planet is Venus and element is Earth. Called by folk names of Beechwheat, French Wheat and Saracen Corn.
Sprinkle the flour to form magick circles on the floor while performing magick.
Grind seeds to make flour and sprinkle around your house in a circle to keep evil from it.
Add a few grains of buckwheat to money incenses and keep some in the kitchen to guard against poverty.

“The buckwheat
Whitened broad acres, sweetening with its flowers
The August wind.”
Bryant: The Fountain,


ITA
Oggi la farina per la preparazione dei tipici piatti locali viene ricavata dalla macinazione del grano che viene importato dalla Cina tramite una ditta olandese. I maggiori importatori in Italia sono le ditte Tudori e Filippini di Teglio che macinano nei loro mulini per sé e per altre aziende che commercializzano la farina nera.Il grano saraceno era seminato ai primi di luglio nei terreni dov'era stata colta la segale. Giungeva a maturazione ed era colto verso la fine di settembre. Dopo la mietitura era lasciato ad essiccare in piccoli covoni nel campo. Anche la battitura era effettuata in uno spazio pianeggiante, dove erano stesi dei rustici tappeti e si raccoglievano i chicchi che cadevano sotto i colpi del coreggiato. Prima di riporlo nei sacchi doveva essere ripulito dalle scorie degli steli rossicci con un setaccio rotondo del diametro di circa un metro e con il fondo in vimini.Nella tradizione valtellinese si possono trovare poesie e proverbi che testimoniano un'esperienza secolare, tramandata a voce sulla coltivazione del grano saraceno:Dialogo tra Segale e Grano Saraceno:El furmentùn 'l ghe dis a la seghel: - pora ti seghel, seghelascia chete ste nöf mes 'n dela terascia!- E ti furmentùn, furmentùninche te s'laghet fa drètücc i pastrugnin- Il Saraceno dice alla Segale: povera te Segale, disgraziata che stai nove mesi nella terraccia!- E tu Saraceno, Saracenino che ti lasci maltrattare in tutti i modi(Allude ai vari impieghi del saraceno per la preparazione di pizzoccheri, sciatt)Altro dialogo tra Segale e Grano Saraceno:El furmentùn 'l ghe dis a la seghel: "Longa-Lungagna, te stè növ mes a la campagna" La seghel al furmentùn: "E ti porü laüo dal cü redont te pö fa nient se mi nun sont."Il
Saraceno dice alla Segale: " Lunga, povera lungona, stai nove mesi in campagna"La Segale al Saraceno: "E tu povero diavolo dal didietro rotondo, non puoi far niente se io non esisto"(Allude al fatto che il saraceno viene seminato dopo la segale)

Sulla base della descrizione lasciataci dal botanico Poiret nella sua "Storia delle piante d'Europa" del 1827 possiamo farci un'idea di come apparivano a quei tempi, ma anche sino a metà del nostro secolo, le nostre vallate alpine dove attualmente la coltura dominante è il mais da foraggio che ha oramai colonizzato tutti i terreni arabili delle nostre Alpi. Il Poiret ricordava che "Tra le nostre piante economiche ve ne sono poche che diano al paesaggio una nota più lieta; le campagne coperte di Grano saraceno assomigliano ad un vasto giardino di fiori bianchi e rosati, o variegati di verde, di rosso, di bianco, riuniti in diversi ciuffi sul sommo degli steli" A prescindere dall'aspetto estetico, il grano saraceno ha rappresentato per quasi cinque secoli un'importante fonte di sostentamento per le popolazioni montane delle Alpi e in misura minore degli Appennini.

Caratteristica peculiare del grano saraceno è quella di presentare un ciclo vitale estremamente breve (da 60 a 90 giorni) che ne consente la coltivazione anche in altitudine come seconda coltura dopo il cereale vernino. Il prodotto principale è rappresentato dalla granella che botanicamente è un achenio caratterizzato da una composizione chimica non lontana da quella dei cereali.
Il grano saraceno venne introdotto in Europa all'inizio del '500 e nel nostro paese raggiunse una diffusione notevole sulle Alpi nel '600 e nel '700. Attualmente è quasi scomparso dalla coltivazione ma, come illustreremo a seguito, esistono oggi buone premesse per un rilancio della coltura. Le cause dell'abbandono sono essenzialmente legate a considerazioni economiche. La coltura era infatti prevalentemente localizzata negli appezzamenti meno fertili, i primi ad essere abbandonati, e richiedeva un notevole impegno di mano d'opera per le operazioni di raccolta.
Nonostante la coltura sia scomparsa da decenni, la memoria storica del grano saraceno appare profondamente radicata nella tradizione culinaria delle vallate alpine dove si fa largamente impiego dei derivati del grano saraceno per la preparazione di numerose specialità locali. Tra queste, le paste secche derivate dall'impasto di una miscela di farina di grano saraceno e semola di frumento duro sono state immesse nei circuiti della grande distribuzione alimentare e vengono apprezzate da un gruppo sempre più largo di consumatori.