Substances & Homeopatic Remedies

Jatropha curcas

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Jatropha curcas, also called physic nut, is used to produce the non-edible Jatropha oil, for making candles and soap, and as a feedstock for the production of biodiesel. The cakes remaining after the oil is pressed can be used as feed in digesters and gasifiers to produce biogas for cooking and in engines, or the cakes can be used for fertilizing, and sometimes even as animal fodder; alternatively, the entire seed (with oil) can be used in digesters to produce biogas. Large plantings and nurseries of this tree have been undertaken in India by numerous research institutions, and by women's Self Help Groups, who use a system of microcredit to ease poverty among the nation's semi-literate population of women. Extracts from this species have also been shown to have anti-tumor activity. The seeds can be used as a remedy for constipation, wounds can be dressed with the sap, and the leaves can be boiled to obtain a malaria and fever remedy.

Bioresour Technol. 2007 May 23
Biodiesel production from crude Jatropha curcas L. seed oil with a high content of free fatty acids.Berchmans HJ, Hirata S.
Energy Technology Center, Agency for Assessment and Application of Technology, Kawasan Puspiptek, Serpong, Tangerang 15314, Indonesia.

A technique to produce biodiesel from crude Jatropha curcas seed oil (CJCO) having high free fatty acids (15%FFA) has been developed. The high FFA level of JCJO was reduced to less than 1% by a two-step pretreatment process. The first step was carried out with 0.60w/w methanol-to-oil ratio in the presence of 1% w/w H(2)SO(4) as an acid catalyst in 1-h reaction at 50 degrees C. After the reaction, the mixture was allowed to settle for 2h and the methanol-water mixture separated at the top layer was removed. The second step was transesterified using 0.24w/w methanol to oil and 1.4% w/w NaOH to oil as alkaline catalyst to produce biodiesel at 65 degrees C. The final yield for methyl esters of fatty acids was achieved ca. 90% in 2h.



ITA

Eccellente biodiesel
Spremendo i semi di jatropha, si ricava un olio che - dopo un semplice filtraggio - può essere usato nei motori diesel come biocarburante, con un impatto zero in termini di emissioni di anidride carbonica. La resa per ettaro coltivato è di quattro volte superiore a quella della soia e di dieci volte maggiore del mais: un ettaro di Jatropha può produrre fino a 1.900 litri di carburante.
Una speranza per l'Africa
La Jatropha ha una vita fra i 40 e i 50 anni. Ha bisogno di pochissima acqua per crescere e prosperare (sopravvive a due anni di siccità) e, come se non bastasse, è in grado di fertilizzare il terreno e quindi di combattere la desertificazione.
India avanti a tutti
Pochi mesi fa, l'India ha incluso la Jatropha nel piano - varato lo scorso anno - per raggiungere l'indipendenza energetica entro il 2012. Lo Stato del Chhattisgarh, ad esempio, ha appena deciso di piantare 160 milioni di esemplari. E il Madhya Pradesh ha riservato 2 mila ettari alla coltivazione della Jatropha Curcas.
La luce che non fuma (e non inquina)
Per l'illuminazione la Jatropha è una manna: brucia senza fare fumo e profuma addirittura. Dal punto di vista delle emissioni-serra, la Jatropha può essere considerata carbon-neutral: durante la combustione emette quantità irrisorie di anidride carbonica, peraltro tolta dall'atmosfera dalla pianta, durante il ciclo di fotosintesi clorofilliana.
Fertilizzanti, saponi e gas per cucinare
La Jatropha Curcas è un fertilizzante naturale: le sue foglie decidue arricchiscono il suolo e difendono dalla desertificazione (la pianta cresce anche in condizioni di scarse precipitazioni ed è capace di sopravvivere tranquillamente a due anni di siccità). Con i residui della spremitura, si può ottenere un eccellente fertilizzante semplicemente aggiungendo dell'acqua. E se questa reazione chimica viene effettuata in un recipiente chiuso, se ne ricava naturalmente del metano che può essere utilizzato per cucinare. Inoltre, se compressi, i residui della spremitura sono di per sè un eccellente combustibile per la cucina o per alimentare una stufa. Nei villaggi, le donne ricavano dalla pianta anche del sapone, che possono commerciare.